mercoledì, 07 febbraio 2007

Vorrei avere mille nemici.

Che mi odiano,

che mi offendono,

che mi piantino un pugnale alle spalle.

Invece chi ti fa più male sono sempre coloro che ami.

Nessuna parola,

nessun’offesa,

nessuno sguardo d’odio

può far male di più

di quando proviene da chi ami di più.

E dai tuoi nemici ti aspetti di tutto.

Colpi bassi,

offese,

tradimenti.

Da chi ami ti aspetti solo amore.

Quello che dai e che dovrebbe tornarti indietro.

Ma quando vieni colpito…

Al cuore…

Con una lama dorata e affilata…

Il sangue non riesce a sgorgare.

E si trasforma in cristalli di ghiaccio

che congelano i tuoi battiti per sempre.

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venerdì, 26 gennaio 2007

Il dubbio è dentro ognuno di noi.

Quella sensazione tremenda di non avere certezze.

Anche quando credi di essere convinto di qualcosa,

dentro di te c’è un non so che, che ti rode,

che si insinua strisciando nel più profondo dei tuoi pensieri.

Di giorno i dubbi sono un po’ assopiti.

Come il ticchettìo di un orologio a parete…

Che lo senti a malapena anche se lui è sempre presente.

La notte invece i dubbi ti entrano nella testa.

E il ticchettìo si fa opprimente e assordante.

E vorresti fermare il tempo per non sentirlo più…

Ma è un orologio che non ha ingranaggi…

E tu non puoi intervenire.

Provi a nascondere la testa sotto il cuscino…

ma non serve a niente.

Allora non ti resta che lasciarti ipnotizzare,

e lasciare liberi i tuoi pensieri di oscillare

al ritmo di quella cadenza.

Sperando che arrivi presto il mattino.

postato da: slum alle ore 19:48 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 10 gennaio 2007

Pochi giorni fa ho preso il treno.

Tornavo verso casa.

Era un treno regionale.

Di quelli che passano nelle zone più desolate delle campagne.

E ti fanno vedere il peggio del peggio che ci può essere nelle periferie delle città.

C’era una bambina che si era smarrita alla stazione.

L’annunciatore la chiamava ripetutamente al microfono.

Io ero già seduta in treno e immaginavo sua madre disperata.

Dicevano alla bambina di recarsi al punto informativo.

Ma come lo trovava a sei anni il punto informativo?

Immaginavo il panico della madre.

E il terrore della bambina.

E quel pensiero mi creava angoscia.

E intanto il treno partiva.

E me ne sono andata con quel pensiero e quella preoccupazione.

E guardavo gli altri passeggeri che facevano i cruciverba.

O leggevano stupide riviste.

Cercavo di cogliere in qualche viso un po’ di preoccupazione…

O anche uno sguardo scrutatore fuori dal finestrino…

Ma non ho visto niente.

Solo gente che parlava al telefonino

o guardava distrattamente l’orologio…

ma niente sguardi preoccupati…

o commenti sul fatto.

Mi sono sentita un po’ strana.

Diversa.

Magari non era successo niente

e la bambina era proprio dietro l'angolo.

Ma dopo una settimana io a quella bambina ancora ci penso!

Spero che ti abbiano ritrovata subito Elisa.

E che tu non abbia avuto troppa paura.

postato da: slum alle ore 19:13 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 19 dicembre 2006

Ci dovrebbe essere un presepe ogni giorno…

Ad ogni angolo,

in ogni stanza…

Con le sue luci e le sue pecorelle immobili

che arrancano tra ciuffi di muschio

e pieghe di cartaroccia…

Coi suoi pastori che suonano le loro mute cornamuse

e offrono doni poverelli.

Con le lucine

che gettano ombre lievi sulle casette di cartone

troppo piccole rispetto a tutto il resto…

Con  la capanna  e il volto sognante di Maria

che guarda il Bimbo sorridente sulla paglia.

Ci dovrebbe essere un presepe in ogni cuore

E poterlo guardare quando sei giù di morale…

In un angolino dove è sempre Natale.

postato da: slum alle ore 22:36 | Permalink | commenti (12)
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lunedì, 04 dicembre 2006

Come soffia potente il vento stanotte,

sembra voglia entrare nella mia stanza...

bussa alla porta, spinge le finestre,

sibilando scende giù dal camino.

Sembra che mi dica "vieni...vieni..."

e ad ogni folata è un richiamo per me.

Solo me ha svegliato, gli altri dormono,

perchè è me che lui vuole e io vorrei lui.

Vorrei potergli affidare i miei occhi,

così potrebbe portarli lontano

a vedere cose che nemmeno immagino

a vedere dove dorme il silenzio.

Vorrei potergli affidare il mio canto,

così potrebbe portarlo lontano

su tra le nuvole e su tra le stelle

e farlo ascoltare e renderlo bello.

Vorrei potergli affidare i miei sogni,

così potrebbe portarli lontano

e farli avverare, anche queli più strani,

senza mai farli sapere a nessuno.

Vorrei potergli affidare il mio cuore,

così potrebbe portarlo lontano,

tenerlo per sempre, non darmelo indietro...

Così non potrei soffrire mai più.

postato da: slum alle ore 19:26 | Permalink | commenti (13)
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lunedì, 20 novembre 2006

Verso ponente,

dove il cielo si tinge di rosso,

ho visto danzare le fronde nel vento,

sagome nere agitarsi contro quel fuoco

come mani protese verso il cielo lontano.

Io sono come quell’albero dai rami fogliosi,

che si agitano e si dimenano,

il vento li scuote.

Anch’io tendo le mie braccia al cielo

Ed apro le mani…e mi sporgo…e guardo.

Ma il cielo è lontano e non lo tocco mai

E la vita mi scuote e il vento mi tormenta.

E questa estate presto finirà,

le foglie verdi mi abbandoneranno,

la brina gelerà i miei rami spogli,

la neve coprirà le mie ferite.

Né un corvo, né un pettirosso

Verranno a saltellare tra i miei rami,

né un povero passero intirizzito

troverà in me riparo dal freddo.

Verso ponente il cielo sarà bianco,

non più rosso e d’oro, ma grigio e bianco.

I miei rami neri non si agiteranno

Nemmeno al soffio della tramontana.

Quando tornerà di nuovo primavera

E l’erba verde crescerà ai miei piedi,

sui miei rami non sbocceranno gemme

e linfa non scorrerà più nelle mie vene.

Resterò là, fredda, contro il cielo

Che verso ponente ridiventa rosa,

non mi agiterò più per afferrarlo,

e un giorno, in fine, finirò sul fuoco.

postato da: slum alle ore 07:59 | Permalink | commenti (12)
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domenica, 12 novembre 2006

Quando ti ho vista per la prima volta avevi undici anni.

Era a Perugia.

Ti sei fermata davanti allo scaffale del reparto giocattoli del grande magazzino

e mi fissavi coi tuoi occhioni chiari.

Stavo in mezzo ad altre bambole molto più belle ed eleganti,

ma tu guardavi proprio me.

Eri stata all’ospedale,

dove ti avevano attaccato dei fili tra i capelli con la colla

e poi ti avevano dato uno sciroppo per farti dormire un po’

e tu avevi sognato dei libri che cadevano.

Il dottore aveva detto ai tuoi genitori che ormai era tutto a posto

e la botta alla testa di sei mesi prima non ti aveva lasciato danni.

Allora tuo padre aveva deciso di comprarti un regalo per festeggiare.

Nella vostra famiglia i regali si usavano solo a Natale e per il compleanno

e per te averne uno extra, era un evento proprio straordinario.

Il tuo fratellino schizzava entusiasta da uno scaffale all’altro

cambiando idea mille volte su cosa prendere.

Tu eri incollata davanti a me.

Una semplice bambola con indosso solo un pannolino

e un ciuffetto di capelli biondi in testa.

Tuo padre non mi voleva comprare.

Diceva che ormai eri troppo grande per le bambole.

E poi costavo troppo per voi.

Tredicimila e cinquecento lire.

Ti mostrava varie altre cose che avresti potuto prendere,

ma tu scuotevi la testa e dicevi che non ti piaceva niente.

Mentivi.

Ti piaceva tutto.

Ma io ero già entrata nel tuo cuore.

Così tua madre intervenne in tuo favore

e quando finalmente un signore coi baffi mi tirò giù dallo scaffale,

tu eri la bambina più felice della terra.

Da quel giorno non mi hai mai lasciata.

Dormivo sempre con te e ricordo che mi promettevi che in caso di terremoto

(era il tuo maggior incubo da piccola)

sarei stata l’unica cosa che avresti portato in salvo nella tua fuga.

Non buttasti la mia scatola, ma la apristi anteriormente

e inserendovi dei vecchi asciugamani,

la trasformasti in un lettino per me.

Avevo un biberon che potevi riempire d’acqua e farmelo bere

per poi aspettare che io facessi pipì.

Ma prima di farlo, sostituivi sempre il mio pannolino originale

con un piccolo asciugamano ripiegato,

per non sciupare il pannolino vero.

Siccome ero nuda, chiedesti a tua madre il tuo primo vestitino da neonata

che indosso ancora ora.

Ti ho vista crescere sotto i miei occhi.

Ho visto la Barbie, le costruzioni, le pentoline, le collanine di plastica, 

finire in uno scatolone in soffitta…

ma io restavo sempre seduta sul tuo letto.

Ho visto le pareti della tua stanza ricoprirsi di posters

di Madonna, degli Europe e di Luis Miguel.

Ti ho vista piangere col viso affondato nel cuscino

mentre Radio Subasio suonava Hotel California

e ti ho vista scrivere poesie.

Ti ho vista truccarti un po’ troppo per i tuoi 15 anni

e poi ti ho vista non truccarti più affatto.

Sono stata protagonista dei tuoi esami di maturità

quando mi portasti a scuola per fotografarmi

per un progetto sui bambini.

Non sono sparita nemmeno quando hai cambiato casa per più di una volta.

Ti ho vista sbagliare e ricominciare...per poi sbagliare di nuovo.

Sono rimasta sempre sul tuo letto, qualunque esso fosse,

e mi hai tenuta al riparo dalle manine pestifere del tuo bambino.

Ero sempre lì quando tuo marito ti ha picchiata e tradita

e sempre lì quando poi se ne è andato.

Ero lì quando hai pianto sconvolta perché Lei era morta.

E hai pensato a tutte le cose che non le avevi mai detto

e a tutte le cose che non avevate mai fatto insieme.

E sono ancora lì.

Anche se tu a casa non ci sei quasi mai.

E quando la sera ritorni e mi prendi per spostarmi dal tuo letto

per appoggiarmi sulla poltroncina,

guardo i tuoi occhi chiari e penso che,

anche se con qualche segno in più,

sono ancora gli stessi che ho visto la prima volta

da quello scaffale del reparto giocattoli.

 

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martedì, 07 novembre 2006

Ho appena fatto colazione.

Zucchero in bocca,odore di caffellatte,rumore di un’auto che passa.

Silenzio.

Tic tac, tic tac…

Le foglie verdi della pianta nel vaso. Grigio fuori.

Lo schermo, il cursore che scorre.

Lo stomaco emozionato.

Perché?

Mano sulla fronte, testa appoggiata alla mano.

Tic tac, tic tac…

Non ho voglia di andare a Perugia.

Strada lunga. Traffico sulla superstrada.

Mi faranno la multa?

Devo andare piano…non ci riesco

Perché?

Ho paura a correre ma non riesco ad andare piano.

Odio guidare.

Mi piace guidare.

Ho paura a guidare.

Ma non vado piano.

Di notte non ci vedo bene.

Se piove il vetro non si pulisce bene.

Incrocio le altre auto.

Ho paura ma non rallento.

Scariche di adrenalina per una curva improvvisa.

La strada è troppo buia.

Ma non rallento.

Bip bip, bip bip…

È arrivato un messaggio.

Chi sarà?

Non ho voglia di vedere.

Tanto non è Lui.

Magari fosse Lui…ma sarà di certo qualcun altro.

Odio il signore che devo incontrare a Perugia.

È noioso. È insistente.

Mi mangia con gli occhi.

Odio quando mi mangiano con gli occhi.

No a volte mi piace essere mangiata con gli occhi.

Ma odio tutte le persone noiose e insistenti.

Vorrei che la smettessero ma non glielo dirò mai.

 Non voglio offendere nessuno.

Perché Lui non mi mangia più con gli occhi?

Forse mi ha mangiata abbastanza.

Il gatto miagola sul davanzale mentre guarda fuori.

Chissà cos’ha visto…

Scrivo veloce. Troppo.

Perché?

Cerco gli accenti e gli apostrofi…

Li avrò messi tutti?

Non importa.

Le auto passano.

Chissà dove vanno?

Quanti punti metto nelle mie frasi!

Il gatto miagola ancora.

Forse ha fame. Ha sempre fame.

A volte è noioso.

È un bel gatto noioso.

Voglio tornare nella mia vecchia casa.

Qui sto benissimo. Ho tutto ciò che mi serve.

Ma voglio tornare là…

O forse no…

Ho paura.

A volte ho paura.

Ci sono cose…non riesco a scriverle.

Perché?

Ho paura?

Mi proteggo?

Soffrirò ancora?

Non voglio soffrire.

La sofferenza insegna e ci cambia,

quasi sempre ci migliora,

ma non voglio soffrire.

Non voglio soffrire più.

Se Lei fosse qui…

Forse ce l’avrei con Lei perché mi direbbe cose che non voglio sentirmi dire.

Forse mi confiderei con Lei.

Forse non mi confiderei…

Forse ora Le parlo perchè so che non può rispondermi.

Mi manca tanto.

Ho la nausea.

Non ho ancora lavato il viso.

Devo ancora vestirmi.

Mi sento sporca.

Non sono sporca ma mi sento sporca.

Faccio la doccia.

Mi metto i jeans o la gonna?

Forse pioverà.

Non voglio andare a Perugia.

Basta.

Non ho più voglia di scrivere.

Ho voglia di lavarmi i denti.

Basta bocca zuccherosa.

Via il caffellatte.

Voglio sentirmi pulita.

Guardo il gatto.

Perché oggi sto dimenticando alcune virgole?

Perché a volte sbaglio o salto le lettere?

Il gatto guarda dall’altra parte.

Ora miagola piano.

Arriva qualcuno…

Smetto.

 

 

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lunedì, 06 novembre 2006

I sogni vivono tra i soffi del vento,

si nascondono dietro le nuvole,

cantano tra le fronde in estate,

bisbigliano d'inverno tra i fiocchi di neve.

I sogni fischiano nella notte coi treni,

si perdono nella nebbia di novembre,

scoppiettano nel camino tra i ceppi ardenti,

si schiudono coi fiori a primavera,

profumano nell'aria con le mimose,

ti chiamano dalle spiagge quando calda è la notte,

giocano col canto dei grilli in agosto.

I sogni scendono la sera dalle stelle,

entrano piano nella mia stanza,

silenziosi si infilano tra le lenzuola

e la notte mi parlano, e parlano

e diventano parte di me, nel mio cuore,

per sempre.

postato da: slum alle ore 22:09 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 02 novembre 2006

Ti sono venuta a cercare tra le foglie che danzano nel vento.

Quando il pomeriggio d’autunno fa allungare le ombre

e le bacche rosse occhieggiano dalle siepi.

 

Ti sono venuta a cercare dove il sole scompare dietro i monti.

Quando il cielo si  colora di rosa e di arancio

e le nuvole bianche si trapuntano d’oro.

 

Ti sono venuta a cercare tra il buio della notte.

Quando le stelle ammiccano lontane

e raccontano storie vecchie di mille anni.

 

 

Ti sono venuta a cercare nel chiarore dell’aurora.

Quando le strade iniziano a respirare

e le case profumano di caffè appena fatto.

 

Ti sono venuta a cercare dove il fuoco scoppietta nel camino.

Quando la pentola sbuffa pigra in cucina

e il gatto dorme rannicchiato in un cantuccio poco illuminato.

 

Ti sono venuta a cercare tra le ciglia addormentate.

Dove i sogni vibrano di sospiri e desideri

e le lacrime non possono scendere.

 

Ti sono venuta a cercare nell’angolo più profondo del cuore.

Dove il sangue scorre caldo e silenzioso

e il dolore non può arrivare a farti male.

 

Lì, allora, ti ho ritrovato.

postato da: slum alle ore 20:07 | Permalink | commenti (8)
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